Un libro e la storia di CILLA – Una memoria RIDESTATA

Continua a stupire, a meravigliare, a essere presa a modello di vita, la storia di Cilla – Maria Letizia Galeazzi, la ragazza astigiana morta 50 anni fa in un incidente stradale. Una figura carismatica, la sua, alla quale è dedicata anche un’opera sociale attiva da 45 anni – l’Associazione Cilla, che accompagna i malati e i loro parenti per interventi sanitari lontano dalle proprie dimore – e di cui si è parlato anche tanto nel corso degli anni: quattro libri, una raccolta di suoi scritti autografi, una mostra fotografica con testi, una pubblicazione di omelie e interventi su di lei da parte di don Luigi Giussani. E ora un nuovo libro, pubblicato da Rubbettino – “Il popolo di Cilla – Quando qualcosa di più entra nella vita di tutti i giorni” – scritto da Primo Soldi e con la mia collaborazione, che sta suscitando grande interesse con centinaia di copie vendute nell’arco di tre mesi e apprezzato soprattutto da un pubblico giovane di lettori.

Il 5 luglio scorso inoltre, a Montemagno Monferrato, dove la sua famiglia aveva salde radici e dove le sue spoglie riposano nel cimitero, si è svolta una giornata tutta dedicata a Cilla, introdotta da una Santa Messa celebrata dall’arcivescovo e diplomatico Luigi Bianco, nunzio apostolico in Slovenia e delegato apostolico in Kosovo. Nativo di Montemagno, il presule è stato tra i primi a cogliere nella vicenda umana di Cilla una testimonianza di fede cristiana sfidante e adeguata ai tempi.

La Santa Messa per Cilla Galeazzi nella chiesa di Montemagno

Nel pomeriggio si è svolta un’assemblea con interventi, da parte di giovani e adulti, sull’eredità e sulla memoria – una memoria ridestata – lasciata dalla giovane astigiana, sulla scorta della lettura del nuovo libro. Qui di seguito ne proponiamo la registrazione e subito dopo una gallery di fotografie sull’intera giornata dedicata alla figura di Cilla.

https://photos.app.goo.gl/vkPjEcQx5E4A9KaP6

Il mio intervento durante l’assemblea pomerigiìdiana
L’intervento di don Soldi

Il 9 luglio, inoltre, si è tenuta una seconda presentazione, a Pila, in Valle d’Aosta, di fronte a un pubblico di milanesi appartenenti a Comunione e Liberazione in vacanza nella stazione sciistica.

Il mio intervento a Pila (Valle d’Aosta); a sinistra Claudio Sandrini, direttore generale dell’Associazione Cilla

Ma dove sta il fascino di questa storia? Le ragioni sono tante, la vicenda di Cilla si presta a molte letture. La più calzante rimane, a mio modo di vedere, quella proposta da don Giussani nella sua famosa introduzione al primo libro “Cilla, la libertà di sentirsi amati” . Ne segnalo alcuni brani.

Cilla è una ragazza che in pochi mesi è andata “al cuore della vita”, tanto che vi trascina dentro tutti quelli che l’hanno conosciuta o che ne vengono oggi a conoscenza. (…) Ci sono premesse umane di temperamento, di potenza di sensibilità, di acutezza e intelligenza; ma esse sono sproporzionate all’esito della vita di Cilla. Ѐ realmente il porsi della mano di Dio su di essa che uno percepisce, scelta di Dio che non elude la dialettica dei sentimenti umani (fatica, incertezza, esaltazione) determinati anche dalle circostanze. Così Cilla è pur “spiegata” dalle circostanze in cui ha vissuto e prima ancora da un temperamento così ricco, così intuitivo, così colmo di affezione. Che in nove mesi una giovane quindicenne abbia realizzato un cambiamento così profondo, così motivato e quindi così cosciente degli ostacoli e del gioco delle contraddizioni è realmente un miracolo che appare ai nostri occhi. Il dominio di Dio sulla sua vita è come riconosciuto in una frase che ha scritto sul frigorifero di casa sua: Cilla = niente. Non è una frase triste, disperata o delusa, ma una intuizione, una trasparenza metafisica. Questi nove mesi di vita rinnovata, che Cilla ha da un certo incontro in poi, sono come il percorso, la storia di una scintilla che scatta tra questi due poli: la coscienza del proprio niente e una presenza che la sovrasta penetrandola. Eppure, la modalità con cui Dio compie questa penetrazione nella sua vita ha un volto per sé molto solido: un incontro umano che veicola dentro di sé un annuncio e una promessa che vengono percepiti in modo insolito o l’invasione entusiastica attraverso il richiamo della parola di Dio che altrimenti non avrebbe detto nulla e invece fa scattare un’esperienza vera. (…)

Io vorrei sottolineare l’autenticità religiosa di questa esperienza. L’autenticità religiosa è sentire che Dio è tutto.

Questa intuizione scatta, è vera quando contemporaneamente uno capisce di essere niente. La concretezza di questa intuizione nuova – una caratteristica dell’autenticità di questa esperienza – consiste anche nel fatto che Cilla nota perfettamente i limiti della sua comunità, “piccola, cara, scalcagnata comunità”. Come raramente è dato trovare, Cilla fa un’autocritica ed è cosciente dei limiti della sua comunità; ma – essa non lo dice – questo è il segno contingente del mistero e di un rapporto nuovo con Cristo che l’ha raggiunta, che la sta facendo crescere, che la chiama. Il dominio di Dio nella coscienza della propria nullità diventa positività di vita attraverso la percezione del proprio essere e quindi della propria vita come vocazione.

E concludeva, don Giussani:

Chiunque legga questo libro cambia. Ѐ inutile dire che questo libro è un’offerta discreta e vibrante soprattutto per i giovani, per tutti i giovani: per chi naviga nel buio e per chi prende già in mano con chiarezza la propria vita per offrirla a Dio; per chi vive una pace lieta e per chi è tentato di scandalizzarsi delle proprie contraddizioni, anzi ne è “bruciato”.

E’ quello che sta avvenendo nuovamente. Pubblichiamo qui di seguito tre lettere che raccontano il contraccolpo umano generato dalla giornata del 5 luglio dedicata alla memoria ridestata di Cilla.

Carissimi amici,
quello che abbiamo vissuto insieme il 5 luglio non è stato semplicemente il ricordo dei cinquant’anni dalla nascita al Cielo della nostra cara Cilla, ma è stato l’incontro con una storia che continua a sorprendere, a interrogare e a generare vita. Una storia che, nonostante il trascorrere del tempo, conserva intatta la forza di parlare al presente.
Per questo il primo sentimento che desidero condividere con voi è una parola tanto semplice quanto inesauribile:
gratitudine.
Grazie a tutti coloro che hanno voluto esserci. Ognuno ha portato qualcosa che nessun altro avrebbe potuto offrire perché il popolo di Cilla non nasce dall’organizzazione, ma dall’incontro tra persone che riconoscono di appartenere alla stessa storia. Una storia iniziata molti anni fa dalla vita semplice e straordinaria di una ragazza che ha lasciato entrare Cristo nella propria esistenza fino a lasciarsi trasformare completamente da Lui. Quella stessa esperienza ha raggiunto Rino, trasformando il dramma di un padre nella sorgente di un’opera che, ancora oggi, continua ad accogliere, sostenere e accompagnare migliaia di persone.
Forse il miracolo più grande è proprio vedere come il bene, quando nasce da un cuore semplice e da una fede viva, continui misteriosamente a moltiplicarsi.
Desidero dire un grazie speciale a tutti coloro che hanno lavorato e collaborato all’organizzazione dell’evento.
A chi ha immaginato e preparato ogni dettaglio. A chi ha organizzato gli spazi. A chi ha accolto gli ospiti con un sorriso. A chi ha curato la liturgia, i canti, il pranzo, la comunicazione, la logistica, i parcheggi, gli allestimenti e tutto ciò che avete visto domenica. Dietro una giornata così bella ci sono ore, giorni e settimane di lavoro nascosto che non cerca applausi, ma rende possibile la gioia degli altri.
Un grazie sincero va anche a chi non ha potuto essere presente fisicamente, ma ci è stato vicino con una preghiera, un messaggio o un pensiero.
Il modo più autentico di fare memoria di Cilla, come è emerso chiaramente durante l’assemblea, non è guardare con nostalgia ciò che è stato, ma è lasciare che il suo sguardo diventi anche il nostro, imparare ogni giorno ad amare la realtà così com’è, riconoscendo Cristo presente negli incontri, nelle fatiche, in ogni circostanza della vita.
Se cinquant’anni dopo siamo ancora qui, insieme, è perché il Signore continua a scrivere questa storia attraverso la libertà di uomini e donne che dicono il proprio “sì” e riscoprono il “gusto delle microscopiche cose” ed è forse questa l’eredità più grande che Cilla ci ha consegnato.
Ripartiamo da Montemagno con il cuore grato e gli occhi rivolti ai prossimi passi, certi che, insieme, potremo custodire e far crescere l’eredità di Cilla.
A ciascuno di voi, la mia gratitudine più sincera.
Con amicizia,
Claudio Sandrini

Ciao Adriano,
sono Francesco Brivio, uno studente di Medicina a Milano del quinto anno e del CLU, e sono venuto domenica 5 luglio alla festa per Cilla con un’amica.
Come è stato detto da don Primo alla fine della festa, ci tenevo a scrivere poche righe sul valore che ha avuto per me la festa per Cilla.
Io ho sentito parlare di Cilla qualche anno fa, avevo letto il libro e mi era rimasta in mente, colpito dalla sua radicalità. Per questo ho desiderato venire alla festa, a cui mi ha invitato don Primo.
Venirci è stato proprio il rinnovarsi di quello stupore per ciò che Dio ha fatto in lei e nello stesso tempo è rinato in me il desiderio di vivere con la stessa radicalità e ardore.
È stato per me molto bello in special modo il momento di incontro nel pomeriggio, sentire le domande delle ragazze di GS e poi anche il racconto degli amici che Cilla la hanno conosciuta di persona. Che bello vedere le giessine così accese da quello che avevano letto e il loro desiderio di santità!
E poi lo stare al cimitero. Mentre ero lì pensavo: il fatto che siamo tutti qui, che si respiri questa gioia, è proprio segno che la Resurrezione è una realtà presente e Cilla ne è certamente già partecipe! È stata inoltre la testimonianza evidente che esiste proprio quel “popolo di Cilla”, che è infatti il titolo dell’ultimo libro uscito. Tra l’altro il libro è stato proposto per noi del CLU come lettura estiva e sono certo che questo popolo ancora si allargherà. So già di alcuni amici che mi hanno raccontato di essere stati colpiti e incoraggiati dalla lettura della vita di Cilla.
Di Cilla mi colpiscono varie cose. Forse più di tutte la sua radicalità, che la ha fatta seguire fin da subito e con adesione totale il Signore, che aveva incontrato in quella “piccola, santa, scalcagnata comunità”, lasciandosi infuocare da quell’Amore da cui si sentiva sempre più attratta e conquistata, tanto da farle dire in varie lettere che stava nascendo in lei una gioia e libertà sconosciuta.
Inoltre mi colpisce molto la sua passione missionaria, per cui desiderava che tutti quelli che incontrava potessero essere resi partecipi di quella vita nuova che stava sperimentando.
Vedo che questa tensione missionaria è anche per me sempre più un’esigenza, perchè il tesoro che abbiamo tra le mani non possiamo tenerlo solo per noi. Allo stesso tempo vedo che questa consapevolezza della preziosità del dono ricevuto è sempre da ravvivare e in questo Cilla mi è di grande aiuto.
Sperando che presto possa essere iniziata una causa di beatificazione per Cilla o comunque che si trovino modi per farla conoscere sempre più, specialmente tra noi giovani, ringrazio per tutto quello che te Adriano e tutti state giàfacendo!
Un caro saluto
Francesco Brivio

L’orizzonte oltre le colline
Domenica sono stato da Cilla.
Cilla è morta da cinquant’anni. Era una ragazza giovane e bella che viveva in un paesino del Monferrato. Guardando la tranquilla bellezza di questi colli, di castelli e case secolari in quest’aria rovente e trasparente riflettevo che, in un paesaggio simile, gli occhi sono attirati lontano. C’è un orizzonte in questa arsura azzurrina che si intravede, distante, come una promessa di qualcosa che è tormentosamente prossimo ma irraggiungibile, un mistero che ti pare di afferrare ma che sfugge sempre oltre la collina seguente.
Cilla aveva nel cuore quella stessa insoddisfazione che ho avuto anch’io, alla sua età. L’ansia di non essere capiti, non essere amati, di volere fuggire lontano, verso quell’orizzonte. L’incertezza di non sapere chi si è, cosa sarà della propria vita; sono certo che anche a molti di quelli che leggono sia capitato, il tormento per la risposta a una domanda che non si riesce neanche ad esprimere.
Tanti, quella domanda la seppelliscono. La dimenticano, se pure l’hanno avuta. Cilla no. Cilla ebbe la fortuna, o la grazia, di incontrare persone che non solo avevano il suo stesso desiderio, ma che possedevano una risposta. Una risposta fragile, come sono fragili gli uomini, da capire, da approfondire, e ciò nonostante innegabile, presente, eterna.
Che la risposta non fosse il perdersi in divertimenti o ideologie aride oppure l’ignorare le esigenze del cuore, ma Gesù Cristo, Cilla lo intuì, lo vide, lo credette. La parte finale della sua breve vita fu tutta percorsa dagli effetti di quell’incontro inatteso, generando effetti che ancora oggi, a distanza di mezzo secolo, sono ben visibili.
Quando lei parla di quella “piccola, cara, scalcagnata Comunità” che l’aveva accolta mi viene da pensare a quella che ha accolto me e tanti altri. Allora con l’ardore della gioventù, adesso con i capelli sempre più bianchi, ma mai sazi, mai domi. Forse il segreto è proprio essere scalcagnati, perché risulta evidente che non siamo noi a fare, a costruire, a essere capaci, ma è qualcun Altro a farlo tramite noi. Diventiamo allora spettacolo al mondo e a noi stessi, tanto da farci stupire per un dono che non ci siamo meritati. Bisogna essere piccoli per essere fatti grandi, come è stata fatta Cilla.
Antonio Benvenuti

Anche don Primo Soldi, coautore dell’ultimo libro su Cilla, ha espresso in un podcast le sue impressioni dopo l’evento del 5 luglio:

https://drive.google.com/file/d/1HgUhgfqKBX8KNUutFUm6bzkIIGmDB8qy/view?usp=drivesdk

Il sito dell’Associazione Cilla