CILLA e i suoi AMICI – 50 anni di rinnovata FAMA DI SANTITA’

Stupisce che 50 anni dopo la morte dell’astigiana Maria Letizia Galeazzi – chiamata  “Cilla” da amici e familiari – venga organizzata una festa dedicata soprattutto ai giovani di oggi, lei giovane di ieri, e contemporaneamente sia stato dato alle stampe un nuovo libro che racconta la sua vita e tutto ciò che accadde dopo il suo prematuro addio. Compresa la nascita di un’associazione che porta il suo nome in tutt’Italia e vivificata sin dall’inizio da suo padre, il medico Rino Galeazzi, e la mamma, Elsa Strata.

Il prossimo 5 luglio, a Montemagno, in provincia di Asti, coloro che hanno serbato la sua memoria in tutto questo tempo, facendosi accompagnare da lei nelle proprie circostanze di vita, hanno deciso di dedicarle una giornata intera sotto il titolo “Tu hai preferito me – Una festa per scoprire qualcosa di più grande nella vita di tutti i giorni”. Un mese fa, inoltre, l’editore Rubbettino ha pubblicato il libro “Il popolo di Cilla”, riedizione e aggiornamento di testi scritti negli anni da Primo Soldi, giornalista e prete della diocesi di Torino, e da me, Adriano Moraglio, uno degli ultimi amici della ragazza, incontrata un mese prima che morisse, vittima in un incidente stradale, per la rottura dell’osso del collo. Tale libro è il 15/mo titolo della collana dei libri che Rubbettino dedica al tema dell’Avventura dell’esperienza.

Elsa Strata e Rino Galeazzi, i genitori di Cilla

Il libro ripropone la figura di questa ragazza come esempio di un cammino di maturità di fede cristiana – un percorso fulmineo, avvenuto in nove intensissimi mesi di vita – secondo le linee educative proposte da un gigante del cristianesimo contemporaneo, quel don Luigi Giussani, fondatore del Movimento di Comunione e Liberazione, di cui il 14 maggio scorso si è chiusa la prima fase, quella diocesana, della causa di beatificazione e canonizzazione. Il libro contiene infatti alcuni discorsi ed omelie del sacerdote brianzolo che indicano in Cilla l’esperienza umana e di fede che Giussani ha sempre proposto a quanti lo seguivano. Come se Cilla apparisse ai suoi occhi un modello di quella fede vissuta che lui mostrava ai suoi ragazzi e agli adulti.

Un fumetto, realizzato con l’AI, sintetizza il cuore dell’esperienza di Cilla
Un incontro della comunità di CL di Asti con il fondatore del Movimento, don Luigi Giussani
Don Giussani con il papà di Cilla

C’è un tratto molto provocatorio nella storia di Cilla per i tempi odierni: la sua progressiva certezza nella presenza contemporanea di Cristo nel volto, nei gesti e nell’amicizia delle persone che le avevano proposto la fede cristiana come risposta a tutti gli interrogativi più decisivi della vita di una adolescente come lei sul limitare della giovinezza. La sera prima di morire, al telefono, aveva parlato della comunione che nasce tra chi crede in Gesù, dicendo: “Davvero è di una dolcezza infinita… Vedi, Lui ti sconvolge, ti prende tutta, ti ama! Ci pensi? Ti ama! Non puoi non sentirti felice!” Lei che aveva scritto, non molto tempo prima: “Sono molto nauseata dal mondo che mi circonda e nonostante la mia giovane età avrei già voglia di uscirne, nascondendomi magari nel più remoto angolo della terra…”

Il 5 luglio Cilla sarà ricordata nella messa del paese, alle 11,15 a Montemagno, e in un’assemblea, presenti tanti giovani, nel corso della quale ci sarà spazio per le domande di quanti hanno già letto (o riletto) la sua storia raccontata nel libro “Il popolo di Cilla”. Seguirà un breve pellegrinaggio alla sua tomba nel cimitero di Montemagno. Segno, ulteriore, di una fama di santità che è rimasta intatta, nonostante il passare del tempo.

“Non penso proprio più che potrei vivere senza la Comunità per quanto scalcagnata essa possa essere”, scriveva Cilla in una lettera a un amico. E in quella stessa lettera ricordava una grande esperienza vissuta in quella “piccola, cara, scalcagnata” Comunità (parola che lei scriveva con la C maiuscola) dentro la quale aveva ritrovato il suo “Io”.“Questi tre giorni (che per me sono 15 anni)”, diceva riferendosi al triduo pasquale vissuto a Moneglia con i ragazzi di Gioventù Studentesca, il movimento di CL dedicato ai giovani delle scuole superiori, “mi hanno fatto parlare con Gesù, ma veramente io e Lui. Fino a quel momento non  sapevo che cosa voleva dire piangere di gioia, parlare con le lacrime, e questo è un altro grosso dono, è una sensibilità nuova per cui ogni giorno il mio Signore è una novità, è una novità che mi riempie il cuore di tanta voglia di essere cosa Sua. La mia libertà, la nostra, inizia quando ci si sente amati, quando si ha la sicurezza di un amore grande e gratuito, un punto fermo nella nostra vita, nel nostro cuore”.

Un’immagine di Maria Letizia Galeazzi tratta dal libro “Il popolo di Cilla”
In questa pagina del diario scolastico il punto generativo dell’incontro di Cilla con il cristianesimo, la domanda sul senso della vita e sul senso del suo “io”

Nel corso di questo mezzo secolo, le sue parole sono risuonate di continuo nella mente e nel cuore delle migliaia di persone nelle cui esistenze, dentro e fuori dal Movimento di CL, la sua storia tracciò un modo nuovo e antico, allo stesso tempo, di percepire l’amore del Signore: grazie alla compagnia della Comunità. Riecheggiano in questa sua scoperta altre parole, quelle di don Luigi Giussani proposte da CL nel cosiddetto “volantone” in occasione della Quaresima e della Pasqua del 2026: “C’è un luogo per conoscere Cristo, questo Cristo morto e risorto che sta avvenendo, uno strumento in cui questo Cristo vittorioso è riconoscibile, percepito, sperimentato compagnia che dà consistenza alla vita: la comunione nostra, la compagnia vocazionale”. “Quando noi stiamo insieme nel Signore”, si legge in un’altra lettera di Cilla, “ci rendiamo conto che tutti i nostri casini non hanno più quel grande valore che invece hanno per il mondo. Non ci scandalizziamo più, anche perché, come diceva pure Berna (l’amico prete del Movimento, ndr), il cristiano è l’uomo della tenerezza, e la grande tenerezza del Signore, che ha messo pure tra di noi, è la tenerezza del perdono.”

Dentro la “piccola, cara, scalcagnata Comunità” questa ragazza “profeta lieto di un popolo” come la definì don Giussani, trovò il suo “punto fermo”. Nella sua ultima lettera, scritta a me poco prima di morire, lo spiegava così: “Adriano, com’è grande il Signore nel suo amore! Ogni tanto mi viene da dirlo perché davvero sto sperimentando nella mia carne e nel mio spirito uno sconvolgimento dato dal Suo amore, per cui mi viene da amare la gente solo perché Lui me l’ha messa intorno”. E aggiungeva: “Davvero mi rendo conto di come il dare tutto (sottolineato tre volte) alla Comunità sia sostanzialmente la risoluzione di tutti i problemi”.

Lo scorso 16 maggio a Torino è stato presentato il nuovo libro sulla figura di Cilla, dal titolo “Il popolo di Cilla” (Rubbettino). Il volume raccoglie il testo di don Primo Soldi che diffuse la fama di santità di questa ragazza,  dal 1976 in poi, e pagine di altre pubblicazioni che raccontano la storia di conversione dei suoi genitori, Rino ed Elsa, di suo fratello Cicco e sua sorella Chicca, la loro amicizia con don Giussani, le testimonianze degli amici che vissero con lei, fino alla nascita dell’Associazione che porta il nome di Cilla. Una realtà, quest’ultima, che da 45 anni fa compagnia, con case di accoglienza e punti di ascolto, ai pazienti e ai loro familiari che si trasferiscono temporaneamente per cure e interventi in ospedali lontani dalla propria abitazione. In autunno sono previste altre presentazioni del libro in diverse località del Paese dove l’Associazione opera.

Don Primo Soldi, Adriano Moraglio, autori del libro “Il popolo di Cilla” e l’attuale presidente dell’Associazione Cilla, Luca Petrolo (a destra)
La nota preghiera di Cilla, Grazie Signore, scritta sul suo diario scolastico alla data del 19 aprile 1976